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    13 September

    Degli Anelli del Potere e della Terza Era

    Fu nell’Eregion che i suggerimenti di Sauron vennero recepiti più volentieri, poiché in quella regione i Noldor desiderarono sempre accrescere la meticolosità e la finezza delle proprie opere. Inoltre , i loro cuori non erano in pace, poiché essi si erano rifiutati di ritornare nell’Occidente, e desideravano restare nella Terra di Mezzo, che effettivamente amavano, e al contempo godere della beatitudine di coloro che se ne erano andati. Prestarono dunque ascolto a Sauron e da lui appresero molte cose giacché grande era la sua conoscenza. In quei giorni, gli artigiani di Ost-in-Edhil superarono qualsiasi altra opera avessero fatto prima; e venne loro l’idea di fabbricare degli Anelli del Potere. Era però Sauron a guidarne le fatiche, consapevole di tutto ciò che essi facevano; egli desiderava infatti irretire gli Elfi per tenerli sotto il proprio controllo.

    Ora, gli Elfi fabbricarono molti anelli; ma in segreto Sauron costruì un Unico Anello con cui dominare tutti gli altri, il potere dei quali era legato a quello con soggezione assoluta e destinato a durare solo quanto sarebbe durato il suo. Buona parte della forza e della volontà di Sauron fluì in quell’Unico Anello; il potere degli anelli elfici era infatti assai grande e così l’anello che avrebbe dovuto governarli doveva avere una potenza superiore; e Sauron lo forgiò nella Montagna di Fuoco della Terra d’Ombra. E, quando aveva l’Unico Anello su di sé, poteva percepire tutto ciò che si faceva per mezzo degli anelli minori, e così era in grado di vedere e di governare gli stessi pensieri di coloro che li portavano.

    Ma gli Elfi non erano così facili da ingannare. Non appena Sauron s’infilò al dito l’Unico Anello, essi furono consapevoli di lui; e lo riconobbero, e compresero che avrebbe voluto essere il padrone loro e di tutto quanto essi avevano forgiato. Così, adirati e spaventati, si sfilarono gli anelli. Sauron, però, accortosi di essere stato smascherato e di non essere riuscito ad ingannare gli Elfi, montò in collera; e si scagliò contro di loro in guerra aperta, esigendo che tutti gli anelli gli fossero consegnati, dal momento che i fabbri elfici non sarebbero riusciti a fabbricarli senza la sua sapienza e senza il suo consiglio. Ma gli Elfi fuggirono lontani da lui e salvarono tre dei propri anelli, che portarono via e nascosero.

    Erano questi i Tre che erano stati fabbricati per ultimi e che possedevano i poteri maggiori Naria, Nenia e Vilya: così furono chiamati; ossia gli Anelli del Fuoco, dell’Acqua e dell’Aria, ornati di un rubino, di un adamante e di uno zaffiro; e fra tutti gli anelli elfici Sauron bramò di impadronirsi soprattutto di questi, giacché chi ne fosse stato in possesso avrebbe potuto tenere lontane le ingiurie del tempo e procrastinare la stanchezza del mondo. Tuttavia Sauron non riuscì a scoprirli poiché essi furono messi nelle mani dei Sapienti, che li nascosero e che mai più li adoperarono apertamente finché Sauron ebbe l’Anello Dominante. I Tre rimasero dunque incontaminati: erano stati forgiati dal solo Celebrimbor e mai la mano di Sauron li aveva toccati; eppure erano anch’essi soggetti all’Unico.

    Da quel momento, la guerra tra Sauron e gli Elfi non cessò più; e l’Eregion fu devastata, Celebrimbor ucciso e le porte di Moria chiuse. A quel tempo, Elrond Mezzelfo fondò la roccaforte e rifugio d’Imladris, che gli Uomini chiamavano Gran Burrone; ed essa resistette a lungo. Sauron riuscì però a radunare nelle proprie mani tutti i restanti Anelli del Potere e li distribuì ad altri popoli della Terra di Mezzo nella speranza di ridurre al proprio dominio tutti coloro che desideravano poteri segreti trascendenti quanto confaceva alla loro stirpe. Sette anelli egli diede ai Nani; ma agli Uomini ne diede nove, giacché gli Uomini  si erano dimostrati, in questa e in altre occasioni, i più pronti a cedere alla sua volontà. E tutti gli anelli che dominò, Sauron li pervertì, e ciò fece con grande facilità poiché aveva avuto parte nella loro fabbricazione, ed essi erano maledetti e alla fine tradirono tutti coloro che li usarono. In verità, i Nani si rivelarono tenaci e difficili da domare; essi mal sopportarono il dominio di altri e i pensieri dei loro cuori sono difficili da sondare, né possono essere trasformati in ombre. I Nani si servirono dei propri anelli soltanto per accumulare ricchezze; ma nei loro cuori si accesero l’ira e un’incontrollabile brama per l’oro, da cui derivò poi sufficiente male a vantaggio di Sauron. Si dice che la base di ognuno dei Sette Tesori degli antichi Re dei Nani fosse un anello d’oro; ma tutti quei cumuli di ricchezze furono saccheggiati molto tempo fa e i Draghi li divorarono, e alcuni dei Sette Anelli vennero consumati dal fuoco mentre altri li recuperò Sauron.

    Gli Uomini si dimostrarono più semplici da irretire. Coloro che adoperarono i Nove Anelli divennero potenti in vita, furono gli antichi re, stregoni e guerrieri. Conquistarono gloria e grandi ricchezze, ma tutto questo si volse poi a loro disgrazia. Ottennero, così sembrò, una vita senza fine, ma la vita divenne per loro insostenibile. Potevano aggirarsi, se lo volevano, invisibili agli occhi di tutti in questo mondo sotto il sole e potevano vedere cose di mondi invisibili agli uomini mortali; ma troppo spesso vedevano solamente i fantasmi e le illusioni di Sauron. E uno a uno, prima o poi, a seconda della loro forza innata e del bene e del male che ne caratterizzava in origine le volontà, caddero sotto il giogo dell’anello che portavano al dito e sotto il dominio dell’Unico, che era di Sauron. E divennero per sempre invisibili salvo a colui che portava l’Anello Dominante ed entrarono nel mondo delle ombre. Essi erano i Nazgûl, gli Spettri dell’Anello, i più terribili servi del Nemico; la tenebra li accompagnava ed essi urlavano con la voce della morte.

     

    Ash nazg durbatulûk, ash nazg gimbatul, ash nazg thrakatulûk, agh burzum-ishi krimpatul.

    UN ANELLO PER DOMARLI, UN ANELLO PER TROVARLI, UN ANELLO PER GHERMIRLI E NEL BUIO INCATENARLI

    09 September

    Là...nella Terra di Mezzo

    A volte penso che se vivessi come uno degli elfi di Tolkien comprenderei davvero il significato della vita e delle creature viventi...altre volte vorrei essere uno Hobbit, stare tranquilla nella mia Hobbiville, mangiare, bere birra e fumare la buona erba pipa del Decumano Sud...poi penso agli uomini della Terra di Mezzo...così valorosi. Nonostante abbiano la vita così breve hanno fatto molto, e dall'alto di Minas Tirith il loro fiero Re li fa sentire tranquilli e protetti. Ma poi inesorabilmente ritorno alla realtà...vorrei che su questa nostra Terra vi fosse qualche elfo pronto a dar consigli, o qualche Hobbit che renda la vita più spensierata o, soprattutto, vorrei che vi fosse qualche uomo valoroso, che si accorga che molte delle cose che i suoi simili fanno sono sbagliate. Se fossi Elfo soffrirei le pene della Terra, poichè gli elfi vivono finchè la Terra vive e sentono ogni suo dolore. Se fossi uno Hobbit, avrei ancora ben poche cose di cui gioire... avrei paura anche di coltivare la mia terra . Se fossimo davvero uomini e non orchi, ascolteremmo il richiamo della Natura e sentiremmo ogni sua lacrima. Se fossimo Uomini saremmo pervasi da quel valoroso coraggio di vivere la nostra breve vita al meglio e saremmo capaci, se fossimo Re, di far sentire il nostro popolo amato, protetto, tranquillo.