Maria Teresa's profileLadyArwenPhotosBlogListsMore Tools Help

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    May 12

    Monologo di Galadriel

    I amar prestar aen. Il mondo è cambiato.
    Han mathon ne nen. Lo sento nell'acqua.
    Han mathon ne chae. Lo sento nella terra.
    A han noston ned 'wilith. Lo avverto nell'aria.
    Molto di ciò che era si è perduto, perché ora non vive nessuno che lo ricorda.

    Tutto ebbe inizio con la forgiatura dei Grandi Anelli. Tre furono dati agli Elfi, gli esseri immortali più saggi e leali di tutti. Sette ai Re dei Nani, grandi minatori e costruttori di città nelle montagne. E nove, nove anelli furono dati alla razza degli uomini, che più di qualunque cosa desiderano il potere. Perché in questi anelli erano sigillate la forza e la volontà di governare tutte le razze. Ma tutti loro furono ingannati, perché venne creato un altro anello. Nella terra di Mordor, tra le fiamme del monte Fato, Sauron, l'Oscuro Signore, forgiò in segreto un Anello Sovrano per controllare tutti gli altri. E in quest'anello riversò la sua crudeltà, la sua malvagità, e la sua volontà di dominare ogni forma di vita. Un anello per domarli tutti. Uno a uno, i paesi liberi della Terra di Mezzo caddero sotto il potere dell'Anello, ma alcuni opposero resistenza. Un'ultima alleanza di Uomini ed Elfi marciò contro le armate di Mordor. E sui pendii del monte Fato combatté per la libertà della Terra di Mezzo.

    May 10

    Il secondo popolo

    Quenta Silmarillion - Degli Uomini
     
    In quel tempo, inoltre, benchè i Valar ben sapessero che gli uomini sarebbero venuti, gli Elfi ancora ne erano affatto all'oscuro, Manwё non avendolo rivelato loro. Melkor, però, parlò loro in segreto di Uomini Mortali, facendo si che il silenzio dei Valar avesse alcunchè di sospetto. Ben poco sapeva circa gli Uomini perchè, tutto pieno della propria idea durante la Musica, aveva prestato scarsissima attenzione al Terzo tema di Ilùvatar; ma ecco correre veloce, tra gli Elfi, che Manwё li teneva prigionieri, sì che uomini potessero venire a soppiantarli nei regni della Terra di Mezzo, i Valar essendosi resi conto che potevano più facilmente dominare questa razza dalla vita breve e più debole, defraudando gli Elfi del retaggio di Ilùvatar. ben poca verità era in tutto questo, e ben poco i Valar hanno mai fatto per piegare la volontà degli Uomini; ma molti dei Noldor credettero, o credettero a mezzo, a quelle parole maligne.

     Al primo alzarsi del Sole, i Figli Minori di Ilùvatar si destarono nella contrada di Hildorien, nelle regioni orientali della Terra di Mezzo; il primo Sole, però, ascese in Occidente e, aprendosi, gli occhi degli Uomini a esso si volsero, e i loro piedi, com'essi s'aggiravano sopra la Terra, per lo più mossero a quella volta. Atani essi furono denominati dagli Eldar, cioè il Secondo popolo; ma li chiamarono pure Hildor. i Successivi, e con molti altri nomi: Apanònar, gli Ultimi Nati, Engwar, i Malaticci, i Fìrimar, i Mortali; e li denominarono Usurpatori, Stranieri e Imperscrutabili, i Maledetti-da-sè, i Manigrevi, i Temi-la-notte, i Figli del Sole Degli Uomini, poco si dice in quelle narrazioni che riguardano gli Antichissimi Giorni prima del moltiplicardsi di mortali e del declino degli Elfi, eccezion fatta per quei padri degli Uomini, gli Atanatàri che nei primi anni del Sole e della Luna migrarono nel Nord del mondo. Nssun Vala si recò in Hildòrien per guidare gli Uomini o invitarli a stabilirsi in Valinor; e gli Uomini avevano paura dei Valar pi che non li amassero, e non comprendevano i propositi delle potenze, che erano in contrasto con i loro e in lizza con il mondo. Ciò non toglie che Ulm si prendesse cura di loro, assecondando la volontà è gli intendimenti di Manwё; e spesso i suoi messaggi giungevano agli Uomini per via di correnti e flussi. Ma gli Uomini mancarono di perizia in faccende del genere, e tanto più in quei giorni, prima di mischiarsi agli Elfi. Per cui amavano le acque, e i loro cuori ne erano sommossi, ma non ne comprendevano i messaggi. Si narra però che ben presto incontrarono Elfi Scuri in molti luoghi, e con loro strinsero aicizia; e gli Uomini nella loro infanzia divennero i compagni e i discepoli di quell'antica nazione d nomadi della razza Elfica che mai si erano posti in cammino alla volta di Valinor e conoscevano i Valar solo di fama, quale un nome remoto.

    Gli Hobbit sono Uomini

    Il Signore degli Anelli - Prologo

     

     

      Il popolo Hobbit è discreto e modesto, ma di antica origine, meno numeroso oggi che nel passato; amante della pace e della calma e della terra ben coltivata, il suo asilo preferito era una campagna scrupolosamente ordinata e curata. Ora come allora, essi non capiscono e non amano macchinari più complessi del soffietto del fabbro, del mulino ad acqua o del telaio a mano, quantunque abilissimi nel maneggiare attrezzi di ogni tipo. Anche in passato erano estremamente timidi; ora, poi, evitano addirittura con costernazione "la Gente Alta", come ci chiamano, ed è diventato difficilissimo trovarli. Hanno una vista e un udito particolarmente acuti, e benché tendano ad essere grassocci e piuttosto pigri, sono agili e svelti nei movimenti. Sin dal principio possedevano l'arte di sparire veloci e silenziosi al sopraggiungere di gente che non desideravano incontrare, ma ora quest'arte l'hanno talmente perfezionata che agli Uomini può sembrare quasi magica. Gli Hobbit, invece, non hanno mai effettivamente studiato alcun tipo di magia; e quella loro è unicamente dovuta a un'abilità professionale che l'eredità, la pratica, e un'amicizia molto intima con la terra, hanno reso inimitabile da parte di razze più grandi e goffe.

    Essi sono infatti minuscoli; anche i più alti fra loro sono più piccoli dei nani, sebbene meno tozzi e robusti. La loro statura è variabile, e oscilla da un braccio a un braccio e mezzo; ormai è raro che qualcuno arrivi a quella misura, giacché pare che col tempo si siano rimpiccioliti e in passato fossero più alti. Secondo quanto riferisce il Libro Rosso, Brandobras Tuc (Ruggibrante), figlio di Isengrim Secondo, misurava due braccia ed era capace di montare a cavallo. Il suo record fu battuto in tutta la storia  hobbit da altri due personaggi soltanto; ma di questo parleremo in seguito.

    Per quanto riguarda gli Hobbit della Contea, di cui tratta questo nostro racconto, essi erano, nei tempi di pace e di benessere, un popolo allegro e spensierato; portavano vestiti di colori vivaci, preferendo il giallo e il verde, ma calzavano raramente scarpe, essendo i loro piedi ricoperti di un pelo riccio, folto e castano come i loro capelli, e le piante dure e callose come suole. Perciò l'unica forma di artigianato che praticassero poco era la fabbricazione di calzature, benché avessero lunghe dita abilissime, capace di creare tanti altri oggetti utili e artistici. Più che belli, i loro visi erano generalmente gioviali, illuminati da occhi vivacissimi e guance colorite, con una bocca fatta per ridere, bere e mangiare. Ed era proprio ciò che facevano: mangiavano, bevevano e ridevano con tutto il cuore, amavano fare a tutte le ore scherzi infantili, e pranzavano sei volte al giorno, quando ne avevano la possibilità. Erano ospitali: feste e regali, che offrivano con grande generosità e accettavano con entusiasmo, costituivano il loro massimo divertimento.

     

    May 05

    Arwen e l'incantesimo del fiume contro i Nazgûl

    GRAMPASSO: Quella era la grande torre vedetta di Amon Sul. Riposeremo qui stanotte. Sono per voi. Tenetele accanto. Io do un'occhiata in giro. Restate qui.
    MERRY: Mi si è rotto il pomodoro.

    PIPINO: Mi passi la pancetta?
    MERRY: Eccola.
    PIPINO: Grazie. Vuoi un pomodoro, Sam?
    FRODO: Che cosa fate?
    MERRY: Pomodori, salsicce e pancetta croccante.
    SAM: Ve ne abbiamo lasciato un po'.
    FRODO: Spegnete il fuoco! Spegnetelo!
    PIPINO: Che bravo! Cenere sui miei pomodori!
    FRODO: Correte!
    SAM: Indietro, maledetti!
    FRODO: Ahhh!
    SAM: Frodo! Frodo!
    FRODO: Oh, Sam.
    SAM: Grampasso! Aiutalo, Grampasso!
    GRAMPASSO: E’ stato colpito con un pugnale Morgul. Non sono in grado di curare quella ferita. Gli occorre una medicina elfica. Presto!
    SAM: Gran Burrone dista sei giorni da qui! Non ce la farà mai!
    FRODO: Gandalf!
    GRAMPASSO: Resisti, Frodo.
    FRODO: Gandalf!

    GANDALF: Fetch Gwaihir, fetch Gwaihir...

    SAM: Padron Frodo? Sta diventando freddo!
    PIPINO: Dici che morirà?
    GRAMPASSO: Sta entrando nel mondo dell'Ombra. Presto diverrà’ uno Spettro come loro.
    MERRY: Sono vicini.
    GRAMPASSO: Sam, conosci la pianta Athelas?
    SAM: Athelas?
    GRAMPASSO: Foglia di re.
    SAM: Foglia di re... Ah, e’ un'erba.
    GRAMPASSO: Rallenterebbe l'avvelenamento. Presto!
    ARWEN: Cosa vedo... Un Ramingo colto alla sprovvista. Frodo... Im Arwen. Telin le thaed. Lasto beth nîn, tolo dan na ngalad.
    MERRY: Chi e’?
    ARWEN: Frodo.
    SAM: E’ un'Elfo.
    ARWEN: Perde forza. Non resisterà’ a lungo. Dobbiamo portarlo da mio padre. Sono due giorni che vi cerco.
    SAM: Dove lo portate?
    ARWEN: Ci sono cinque Spettri dietro di voi. Dove sono gli altri quattro io non lo so.
    GRAMPASSO: Dartho guin Berian. Rych le ad tolthathon.
    ARWEN: Hon mabathon. Rochon ellint im.
    GRAMPASSO: Andelu i ven.
    PIPINO: Che stanno dicendo?
    ARWEN: Frodo fîr. Ae athradon i hir, tur gwaith nîn beriatha hon. Non ho paura di loro.
    GRAMPASSO: Be iest lîn. Arwen, fai in fretta. Non voltarti indietro.
    ARWEN: Noro lim, Asfaloth, noro lim!
    SAM: Che cosa fai? Gli Spettri sono ancora in giro!
    ARWEN: Noro lim, Asfaloth!
    NAZGUL: Dacci il Mezzuomo, Elfo femmina!
    ARWEN: Se volete averlo, venite a prendervelo. Nîn o Chithaeglir, lasto beth daer, Rimmo nîn Bruinen dan in Ulaer! Nîn o Chithaeglir, lasto beth daer, Rimmo nîn Bruinen dan in Ulaer! No! No! Frodo, no! Frodo, non arrenderti! Non adesso! Cio’ che la grazia mi ha concesso fa' che vada a lui. Fa' che sia risparmiato. Salvalo.
    ELROND: Lasto beth nîn. Tolo dan na ngalad.

     

    May 03

    Ainulindalё

    Ainulindale

    La musica degli Ainur

    Esisteva Eru, l'Unico, che in Arda è chiamato Ilùvatar; ed egli creò per primi gli Ainur, Coloro che sono Santi, progenie del proprio pensiero, ed essi erano con lui prima che ogni altra cosa fosse creata. Ed egli parlò loro, proponendo loro temi musicali; ed essi cantarono al suo cospetto, ed egli ne fu lieto. Ma a lungo cantarono ognuno da solo, o solamente pochi assieme, mentre gli altri ascoltavano, ciascuno di loro penetrava infatti soltanto quella parte della mente di Ilùvatar da cui proveniva e nella comprensione dei propri fratelli essi crescevano solo lentamente. Tuttavia, semplicemente ascoltando pervenivano una comprensione più profonda, e accrescevano l'unisono e l'armonia fra loro.